martedì 12 luglio 2016

LA PIPA CHE NON FU: Sea Urchic e H.P. Lovecraft







Capita tutti i giorni di dover fare delle scelte.

Alcune sono facili, altre difficili.
Questa è stata forzata.
Vista la pipa Sea Urchic di Nothern Briars in tabaccheria, ne sono stato subito attratto per un legame che ha con il Grande Cthulhu, divinità mostro con la testa di polipo. 
Ma come al solito, grazie al mio status di lord squattrinato, non avevo abbastanza soldi.

Ogni scelta ,secondo alcune teorie, genera un universo differente dove un altro te ha fatto una scelta diversa. In un altro universo di un'altra dimensione, l’altro me, più ricco ha comprato la pipa, e se la sta godendo mentre legge un tomo di H.P. Lovecraft, il padre di strane ed antiche divinità, tra cui Chtulhu.


Esso attende sotto i nostri oceani ma invisibile ed impalpabile in un altra dimensione, in non-luoghi che solo il pazzo o il visionario possono intuire.
Lì aspetta ed in un momento non precisato, uscirà dalla sua dimensione, insieme ad altre divinità ancestrali e distruggerà l’umanità, non per odio ne per fame.
Lo farà e basta.
L’idea di un dio che distrugge senza alcun motivo è nuova per il periodo. E incredibilmente angosciante.Lovecraft è angosciante ed angosciato. Come non comprenderlo.
Ha una vita difficile.
Il padre muore di sifilide, dopo quattro anni di follia, quando aveva otto anni, il nonno che manteneva la famiglia e lo incoraggiava nei suoi studi letterari quando ne aveva 14, la madre iperprotettiva gli rifiutava di uscire perché lo riteneva troppo brutto. Tutto questo lo porta ad un’ esistenza ombrosa e nascosta, da cui il soprannome “Il solitario di Providence”.
Inoltre vive in un periodo pieno di tensioni (1890-1937), respira la prima guerra mondiale e la preparazione della seconda.
La fine della razza umana o del mondo così come lo si conosce è inevitabile per H.P.
E questa sensazione di ineluttabilità della fine dovuta a potenze esterne si manifesta in molti racconti, quasi tutti, del ciclo di Cthulhu.

Come ogni autore, anche se scrive di fantastico, trasmette le sue sensazioni, emozioni, paure ed esperienze.
Nelle storie del ciclo di Cthulhu le possibilità di difendersi o allontanare queste entità è solo temporaneo e tramite colpi di fortuna. La stessa esistenza dell’universo è garantita dal sonno del dio cieco ed idiota Azathoth, dove schiere di altre assurde creature ne conciliano il sonno con astrusi strumenti musicali.
Se l’idea vi disturba e vi genera soggezione o vi rende folli di paura, non vi preoccupate.
Immagino che le stesse reazioni, le possano avere avute le popolazioni di mezzo globo durante il periodo delle due grandi guerre. Specialmente in quel momento la possibilità di vita, magari tranquilla, è in mano a potenze troppo grandi, che non si possono fermare o che non si rendono conto di quello che stanno facendo.

Lovecraft è un autore unico, a cui molti altri si sono ispirati e continuano ad ispirarsi per il suo mondo folle ed assurdo, che trasmette un’angoscia nuova. Ma quello che racconta non è altro che la realtà vista con il suo filtro, uno specchio deformato e deformante di una mente contorta, difficile da comprendere anche per l’autore stesso.

Concludo con una lista dei migliori racconti per chi volesse avvicinarsi all'autore: L’estraneo, La Maschera di Innsmouth, Dagon, Il richiamo di Chtulhu e L’orrore di Dunwich.

Spero che nell’altro universo, l’altro me, quello ricco, si stia godendo la Sea Urchic caricata a Presbiterian Mixture, davanti al camino, con un bel bicchiere di Oban, mentre legge Lovecraft. Immagino un filo di fumo denso uscire dalla pipa. Si assottiglia sempre più fino a scomparire e confondersi con quello del ceppo del camino. I respiri più profondi generano fili più spessi, più densi, più corposi, che continuano ad alimentarlo.
La stanchezza comincia a farsi sentire, i respiri sono più radi e più profondi. Ed un idea comincia a farsi spazio:”Il respiro dà la vita”. Le palpebre pesano, la testa ancora di più. “Il respiro gli dà vita.”. Gli occhi si chiudono. “E’ solo suggestione”. Ma in un angolo della mente, la paura e l’angoscia, lo pungolano. E basta cedere di un millimetro per trovarsi in un altro luogo, un'altra ora.

Ora lasciamolo dormire. Il sonno porta consiglio, quando non genera incubi.

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