giovedì 8 ottobre 2015

PIPES&GAMES: Metal Gear Solid 5




Oggi niente pipa, nonostante il titolo.
Per godersi un Metal Gear con Big Boss ci vuole un bel sigaro cubano, se le tasche ve lo permettono, altrimenti va bene caraibico. Naturalmente non pensate assolutamente a fumarlo mentre giocate, rovinereste entrambi, e forse anche la poltrona dove stato giocando.
Nota importante, divido il post in due sezioni per evitare spoiler.
---SPOILER FREE ZONE---
Se vi aspettate un gioco alla Metal Gear canonico, sarete delusi. Quindi niente cutscene lunghissime, niente taglio cinematografico. Il buon Kojima ha cambiato formula, pur rimanendo fedele al genere stealth che ha inventato e perfezionato.
Pensate a The Phantom Pain come un serie televisiva ad episodi autoconclusivi, ma uniti da una trama trasversale (Fringe, dottor House). Ci sono missioni/puntate ben riuscite, altre un po’ meno, altre ancora flashback e clip show. Alla fine si gioca per 30-60 ore solo per poter andare avanti nella trama, riuscire a scoprire qualcosa di nuovo, tornare indietro per fugare dubbi e avere conferme di quello che si pensa possa essere la verità.
Non provate a cercare MGS5 theory sul web onde essere sommersi da spoiler e catene logiche “illogiche”.
Il Gameplay è ben studiato, divertente e raramente frustrante. Abbiamo anche la possibilità di scegliere il ritmo e di come affrontare la struttura narrativa, dato che oltre alla missioni storia sono presenti missioni opzionali, come annientare squadre addestrate con veicoli corrazzati e recuperare risorse, prigionieri, interpreti, soldati per potenziare la Mother Base.
Sì, ritorna la MB, croce e delizia del gioco. Infatti da una parte la creazione e potenziamento della base rallenta la trama, dall’altra è importante per facilitare la missione (senza alcune armi determinate missioni diventano impossibili). Inoltre la MB giustifica l’open world e viceversa. Quindi andando in giro per le due mappe di gioco, completando missioni secondarie, diventa un incentivo. Inoltre vedere la propria base e truppa aumentare… sono soddisfazioni.
Ultimo ma non meno inportante: le spalle. Durante le missioni è possibile portarsi dietro una spalla che aiuta il protagonista in modi diversi. Una trovata geniale che aumenta la profondità del gameplay.
L’unica cosa che può far storcere il naso sono alcune missioni del Capitolo II, ovvero missioni già affrontate ma con modificatori di difficoltà che rendono i vostri approcci più strategici e vi garantiranno il girone dei bestemmiatori.
Ora finisce la spoiler-free zone. Fate un favore a voi stessi, saltate fino a che non avete finito Metal Gear. Ci vediamo dopo la Missione 46.






---SPOILER ZONE---




















Alla fine non siete Big Boss. O meglio siamo tutti Big Boss. Forse che Kojima ci vuole dire che chiunque messo nelle condizioni giuste, con il giusto supporto può diventare Big Boss? No, Kojima si è divertito tutto il tempo alle nostre spalle. Ha lasciato indizi lungo tutto il tragitto a partire dalla canzone iniziale, “The man who sold the world”. Già il titolo può far pensare, ma lo stesso testo interpretato parla del conflitto interiore dell’artista (David Bowie), che non sa più chi è, tormentato da un passato che non vuole riconoscere come proprio. Vi sembra familiare?
Anche il nome Ahab di Snake contrapposto a Ishmael-Big Boss. Infatti in Moby Dick la storia raccontata è quella di Ahab ma viene raccontata da Ishmael.

Ad una prima vista mi era sfuggita la storia dello specchio e della nuova faccia di Snake. Ma mi ha fatto dubitare il fatto che nell’ospedale sia sempre e solo Ishmael a prendere l’iniziativa e riuscire in qualche modo a sconfiggere the Man on Fire, come solo il soldato leggendario, Big Boss è in grado di fare.
Altro riferimento letterario è dedicato a “Il Signore delle Mosche” e a “Liquid” Eli. Un esercito di bambini capeggiati da un ragazzino biondo con la conchiglia del richiamo e teste di porco impalate.
Piccola citazione di 1984 di Orwell: poster “Big Boss is watching you”.

Come tutti gli altri episodi della saga, Kojima ci fà scoprire o riscoprire storie, teorie ed idee che non conoscevamo o ci siamo lasciati alle spalle. I bambini soldato, pulizia etnica, la “madre” lingua, la lingua franca, il disarmo nucleare e tante altre che mi sono perso per strada. Anche se il tema fondamentale è la vendetta: Big Boss vuole vendicarsi di Cypher e Skull Face, Skull Face di Big Boss, Volgin riprende vita come Uomo in Fiamme per potersi vendicare. La stessa sete muove tutti i personaggi principali.
Un altro piccolo ringraziamento a Kojima per avermi fatto conoscere “The man who sold the World” e David Bowie.

Ora passiamo al tasto dolente. Ripensateci un attimo, l’unica cosa veramente epica , stile MGS, è solo l’intro, la missione 0. Boss Battle vere e proprie non ci sono, di nemici carismatici nemmeno l’ombra, colpi di scena nessuno e neanche la scazzottata finale.
Potete aggrapparvi a quello che volete ma questo non è il gioco che volevate.
Lo ripeto, è un gran gioco, l’ho finito, mi sono divertito a giocarlo e me lo sto godendo tutt’ora anche due settimane dopo l’epilogo, ma non è l’esperienza video ludica che ci stavamo aspettando.
Praticamente ogni anno rimetto su MGS e MGS3 e anche MGS4, se la PS3 funzionasse. Non credo che mai rigiocherò MGS5.