Tutti conoscono Leonard Cohen. Magari non sapete che faccia
abbia, ma lo conoscete. Avete sentito una sua canzone. Aprite Youtube e cercate
la Top 10, qualcosa vi solleticherà la memoria. Un ricordo lontano, un film,
una pubblicità, una serie tv. Forse vi ricorderà qualcosa di De Andrè o di De
Gregori.
Cohen è stato loro mentore ed ispiratore. Nel corso degli anni è
stato preso come modello da imitare, da comprendere e di cui fare cover. Di Halleluja,
la canzone più celebre, ci sono migliaia di differenti cover. Proprio grazie
alla cover di Rufus Wainwrigth, presente nella colonna sonora di Shrek, ho
conosciuto Cohen senza saperlo.
Prima parliamo un po’ dell’artista. Nasce in Canada nel 1934, da
genitori ebrei. Fin da giovane si innamora del potere delle parole. Una vera e
propria venerazione, amore e timore reverenziale del potere suggestivo e
creativo della parola.
E’ un concetto, se non il concetto cardine di tutto il Giudaismo: Dio, come un Poeta, crea tramite la parola, una parola buona, la Parola Divina.”Dio disse:’Sia fatta la Luce e Luce fu’”.
Non che il buon Leonard si paragoni mai a Dio, ma sa quanto pesano le parole ed usarle bene è difficile come testimonia lui stesso:
“Vorrei dire tutto ciò che c'è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l'inizio e la fine di una frase”.
Prima di iniziare la carriere da cantautore, su suggerimento di amici, è romanziere e poeta. Per questo definire la sua arte, canzone è riduttivo. Sono canzoni-poesie. Anche senza musica sono pregne di significato. Lo stesso che si può dire ascoltando De Andrè e De Gregori.
Cohen ha
una capacità unica. Cantare di amore, sessualità, spiritualità e sentimento
religioso nella stessa canzone. Tutto senza risultare osceno o blasfemo.E’ un concetto, se non il concetto cardine di tutto il Giudaismo: Dio, come un Poeta, crea tramite la parola, una parola buona, la Parola Divina.”Dio disse:’Sia fatta la Luce e Luce fu’”.
Non che il buon Leonard si paragoni mai a Dio, ma sa quanto pesano le parole ed usarle bene è difficile come testimonia lui stesso:
“Vorrei dire tutto ciò che c'è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l'inizio e la fine di una frase”.
Prima di iniziare la carriere da cantautore, su suggerimento di amici, è romanziere e poeta. Per questo definire la sua arte, canzone è riduttivo. Sono canzoni-poesie. Anche senza musica sono pregne di significato. Lo stesso che si può dire ascoltando De Andrè e De Gregori.
Basta pensare ad Hallelujah. La parola Hallelujah, “Lode al Signore” , ha significati diversi ad ogni strofa. Nella prima la soddisfazione di Re Davide di aver composto un salmo che gratifica il suo Dio. Nel secondo un “Finalmente” di appagamento sessuale tra Sansone e Dalila. Poi le strofe si susseguono e si parla di una storia d’amore importante finita. Anche nei momenti più duri, c’è comunque una “scintilla di luce in ogni parola, sia che oda una Hallelujah sacro od infranto”. E’ una celebrazione della vita, un ode ai sentimenti ed alle emozioni, degne di essere vissute, così come sono, nel momento in cui capitano.
E’ una canzone profonda e sofferta come commenta lo stesso autore, che per scriverla ci mise più di due anni, ritrovandosi in fase di vera disperazione perché non riusciva a renderla come voleva. Come già detto precedentemente è una delle canzoni con più cover in assoluto, non tutte riuscite. Per cantare “Hallelujah” non basta avere musicalità ed una bella voce: è una canzone che richiede all’interprete un pezzo di anima.
Anche senza importunare i santi, Cohen scrive canzoni come “Famous Blue Raincoat”.
Una storia di amore e tradimenti, un triangolo fra due uomini e una donna. Non è un argomento leggero e viene raccontata dopo che il dolore è passato e rimangono strane sensazioni. Il tradito, che rimane con la sua donna, non augura il male al traditore. Lo considera meschino perché la ha trattata come “un frammento della sua vita”, sedotta ed abbandonata per soddisfare il proprio ego. Allo stesso tempo lo perdona, lo ringrazia per “averle tolto quel pensiero dagli occhi, sapevo che era lì per un motivo, ma non ci ho mai provato”.
Ma analizzando meglio il testo, si può trovare un'altra chiave di lettura: il tradito ed il traditore sono la stessa persona.
La canzone, come fosse una lettera, si conclude con “Sinceramente L. Cohen”, mentre il traditore è identificato dal “Famous blue Raincoat”, capo di abbigliamento amato ed indossato dall’autore per un lungo periodo della sua vita. Come se Cohen abbia tradito se stesso ed ingannato la propria donna.
Ha finto un sentimento che non c’era, solo per appetito?
Lui stesso è andato a letto con un'altra donna?
Ha spinto al tradimento per disinteresse?
La soluzione dell’arcano è complessa.
Lo stesso autore quando gli si chiede una spiegazione, glissa, dice di non ricordare. Se avete teorie , idee, ben vengano nella sezione dei commenti.
Potrei e vorrei parlare di Cohen per altre venti pagine, non è detto che non lo faccia in futuro, ma rischio di diventare pesante e confusionario in questo singolo post.
Se volete ascoltare Cohen, prendetevi tutta la calma del mondo. Sedetevi in poltrona, sdraiatevi sul divano, state rilassati. Personalmente prenderei una pipa dritta ed un tabacco che non vi impegni troppo in fumata, almeno per il primo attento ascolto. Poi quando vi abituerete a Cohen, utilizzate una pipa esile e raffinata come l’autore e del tabacco complesso come le sua canzoni. Magari una Canadese di Gilli con del McConnel Red Virginia

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