Scusate l’attesa, ma la pigrizia ha preso il sopravvento.
Mi ritrovo a parlare di questo romanzo e della pipa dedicata dopo averlo finito qualche mese fa. Da un po’ di tempo a questa parte mi sono dedicato ai classici, mai letti ai tempi della scuola dell’obbligo, perché dedito ad un'altra forma d’arte: i videogames.
Sui videogames come opera d’arte ho bisogno di altro tempo ed un altro post per far valere le mie ragioni. Pazientate e prendetela per buona.
Avete letto Moby Dick? Leggetelo. Altrimenti potete sempre farvi un idea su wikipedia. Poi tornate. Eviterò comunque spoiler.
Se mai avrò un figlio, lo chiamerò Ismaele, magari Ismael, più esotico, dato che ormai i figli li chiamano Nicolas, Jonathan Falco o Channel. Non vorrei sfigurare.
Ismaele come augurio: avere la possibilità di infrangere i pregiudizi(c’e li abbiamo tutti), avere capacità di giudizio, avere fame di sapere e di avventura, avere la fortuna di sopravvivere nonostante tutto.
Ismaele non è un tipo facile;è testardo, parla svogliatamente, non vuole perdere tempo
O forse potrei chiamarlo Achab, l’eroe titanico per eccellenza. Achab odia la balena che gli ha portato via la gamba e le da la caccia senza tregua per mezzo mondo. Non ha pace fino a che Moby Dick non verrà annientata. Il primo incontro con la balena l’ha trasformato. Anche se non ci è dato sapere come fosse prima, sappiamo che ‘abbandona’ la vita, abbandona la propria famiglia. Non gode più nel ‘viaggio’ ma solo nel raggiungimento dell’obbiettivo, la fine. E’ un fantasma, non riesce a vivere e nemmeno a morire.
Non ho alcun dubbio che Achab sappia già prima di imbarcasi che non ha senso trovare vendetta contro un animale, una forza della natura, eppure và incontro alla distruzione, alla morte perché ormai è l’unica cosa che gli è rimasta, o meglio, che ha deciso che gli rimane.
Ripensandoci mio figlio lo chiamerò Ismaele.
Mi ritrovo a parlare di questo romanzo e della pipa dedicata dopo averlo finito qualche mese fa. Da un po’ di tempo a questa parte mi sono dedicato ai classici, mai letti ai tempi della scuola dell’obbligo, perché dedito ad un'altra forma d’arte: i videogames.
Sui videogames come opera d’arte ho bisogno di altro tempo ed un altro post per far valere le mie ragioni. Pazientate e prendetela per buona.
Avete letto Moby Dick? Leggetelo. Altrimenti potete sempre farvi un idea su wikipedia. Poi tornate. Eviterò comunque spoiler.
Se mai avrò un figlio, lo chiamerò Ismaele, magari Ismael, più esotico, dato che ormai i figli li chiamano Nicolas, Jonathan Falco o Channel. Non vorrei sfigurare.
Ismaele come augurio: avere la possibilità di infrangere i pregiudizi(c’e li abbiamo tutti), avere capacità di giudizio, avere fame di sapere e di avventura, avere la fortuna di sopravvivere nonostante tutto.
Ismaele non è un tipo facile;è testardo, parla svogliatamente, non vuole perdere tempo
O forse potrei chiamarlo Achab, l’eroe titanico per eccellenza. Achab odia la balena che gli ha portato via la gamba e le da la caccia senza tregua per mezzo mondo. Non ha pace fino a che Moby Dick non verrà annientata. Il primo incontro con la balena l’ha trasformato. Anche se non ci è dato sapere come fosse prima, sappiamo che ‘abbandona’ la vita, abbandona la propria famiglia. Non gode più nel ‘viaggio’ ma solo nel raggiungimento dell’obbiettivo, la fine. E’ un fantasma, non riesce a vivere e nemmeno a morire.
Non ho alcun dubbio che Achab sappia già prima di imbarcasi che non ha senso trovare vendetta contro un animale, una forza della natura, eppure và incontro alla distruzione, alla morte perché ormai è l’unica cosa che gli è rimasta, o meglio, che ha deciso che gli rimane.
Ripensandoci mio figlio lo chiamerò Ismaele.
Il romanzo mi ha stupito per la mancanza di personaggi
stereotipati, di cliché e per la sua enciclopedicità. Ismaele ci parla un po’ di tutto offrendoci la
possibilità di farci un opinione non solo sulle balene, ma su tante cose che
elencarle le sminuirebbe. (Sono pigro, ma tanto lo sapete già)
Le scene migliori, più cariche di significato non sono quelle riguardanti la caccia.
Abbiamo la della cena dei tre arpionisti, dove si racconta dei giganti forti sia nel corpo sia nell animo eppure <<Non di carne o di pane sono fatti o nutriti i giganti>>.
Oppure quando Achab prova a fumare la pipa, ma non ci riesce a causa dell’ansia dovuta alla sua ossessione la butta in mare.<<Ma come il fumo non mi rasserenà più. Deve andarmi proprio male, cara pipa, se il tuo incanto è Sparito. […] E’ una cosa fatta per chi è sereno, per mandare il suo fumo bianco e gentile in mezzo a dei quieti capelli bianchi,[…]>> (Cap XXX-La pipa).
Non si fuma la pipa per calmarsi, ma al contrario, per fumare la pipa è necessario trovarsi nella giusta disposizione d’animo, altrimenti non ci si gusta il tempo “perso” per fumarla, per apprezzare il tabacco e tutte le cose che si porta dietro.
E’ puro fottuto zen, se mi passate l’espressione.
Ora passiamo alla pipa.
La pipa che vedete è una FatMom. Ora è un po’ colorita, ma in principio era bianca, rugosa e massiccia molto simile al corpo di Moby Dick. Ora è ancora corta e tozza, un po’ scura, come quelle che fumava Stubb a bordo del Pequod.
Moby Dick è stata la ragione per cui l’ho scelta al posto della Madeleine del Duca, o per certi versi di Proust. Ho preferito Melville a Proust.
Una pipa massiccia necessita di un tabacco tosto, un virgina piuttosto scuro, con il nome marinaresco, così da poter leggere sdraiato e finita la carica e perdersi nei sogni di balenieri scomparsi: Torben Dansk No 15, Sailor’s flake.
Le scene migliori, più cariche di significato non sono quelle riguardanti la caccia.
Abbiamo la della cena dei tre arpionisti, dove si racconta dei giganti forti sia nel corpo sia nell animo eppure <<Non di carne o di pane sono fatti o nutriti i giganti>>.
Oppure quando Achab prova a fumare la pipa, ma non ci riesce a causa dell’ansia dovuta alla sua ossessione la butta in mare.<<Ma come il fumo non mi rasserenà più. Deve andarmi proprio male, cara pipa, se il tuo incanto è Sparito. […] E’ una cosa fatta per chi è sereno, per mandare il suo fumo bianco e gentile in mezzo a dei quieti capelli bianchi,[…]>> (Cap XXX-La pipa).
Non si fuma la pipa per calmarsi, ma al contrario, per fumare la pipa è necessario trovarsi nella giusta disposizione d’animo, altrimenti non ci si gusta il tempo “perso” per fumarla, per apprezzare il tabacco e tutte le cose che si porta dietro.
E’ puro fottuto zen, se mi passate l’espressione.
Ora passiamo alla pipa.
La pipa che vedete è una FatMom. Ora è un po’ colorita, ma in principio era bianca, rugosa e massiccia molto simile al corpo di Moby Dick. Ora è ancora corta e tozza, un po’ scura, come quelle che fumava Stubb a bordo del Pequod.
Moby Dick è stata la ragione per cui l’ho scelta al posto della Madeleine del Duca, o per certi versi di Proust. Ho preferito Melville a Proust.
Una pipa massiccia necessita di un tabacco tosto, un virgina piuttosto scuro, con il nome marinaresco, così da poter leggere sdraiato e finita la carica e perdersi nei sogni di balenieri scomparsi: Torben Dansk No 15, Sailor’s flake.

Curiosa sta cosa che mentre leggevo, ti immaginavo sul ponte della nave, sempre capitano,ma in stile Mcallister "Arrrr..."
RispondiEliminaCiao Bel!!
S.